La recensione di Black Panther: Wakanda Forever

Era il 2018 e l’attore Chadwick Boseman consegnava al Marvel Cinematic Universe uno dei suoi personaggi più iconici: T’Challa/Pantera Nera, Re e protettore del Regno di Wakanda. Mentre la saga degli Avengers si avviava alla fine, il film di Ryan Coogler, Black Panther, aveva aperto nuovi scenari e gli era valso diversi premi e una candidatura all’Oscar come Miglior Film (una rarità per il mondo dei supereroi). 

La morte di Boseman nel 2020 (a soli 43 anni e per un cancro di cui pochissimi erano a conoscenza) ha lasciato orfani milioni di fan del mondo Marvel, che forse per la prima volta ha rappresentato un supereroe afroamericano in una veste completamente nuova: più quella di un politico che non quella di un uomo dai poteri soprannaturali. Già, perché è questo che il pubblico ha amato di Black Panther: in lui ha visto un leader attento ai problemi della comunità, pronto a mettersi in discussione e a proteggere un luogo e un popolo a rischio.

Raccogliere l’eredità di un film che aveva perso il suo uomo-simbolo non era facile, ma Coogler è tornato a tentare l’impresa, con un sequel di cui è sia regista che co-sceneggiatore (insieme a Joe Robert Cole). 

Black Panther: Wakanda Forever si apre con dei titoli silenziosi, completamente dedicati all’attore scomparso: il regno di Wakanda è in crisi, la vita di T’Challa è appesa a un filo, la sorella Shuri è il laboratorio, intenta a sintetizzare l’erba a forma di cuore per poterlo salvare. Qui la fantasia si fonde con la realtà: dalla concitazione e le battute dei personaggi, capiamo che T’Challa è affetto da una misteriosa malattia giunta all’improvviso. Per quanti siano gli sforzi, Pantera Nera muore lasciando la sua terra e il suo popolo senza difese. Segue una vera e propria dedica all’attore scomparso: Coogler ricrea un lungo e suggestivo funerale che i fan di Pantera Nera ricorderanno a lungo.

Letitia Wright as Shuri in Marvel Studios’ Black Panther: Wakanda Forever. Photo courtesy of Marvel Studios. © 2022 MARVEL.

Un anno dopo la morte T’Challa, il Wakanda subisce pressioni da parte di alcune nazioni straniere per la condivisione del vibranio, l’indistruttibile metallo immaginario presente sul suolo del regno. Durante una riunione internazionale, la regina madre Ramonda denuncia anche il fatto che alcuni stati hanno provato a ottenerlo con la forza e rifiuta questa condivisione, per timore che il vibranio possa essere usato per scopi bellici. 

Tornata a Wakanda, Ramonda implora la figlia Shuri di continuare la sua ricerca sull’erba a forma di cuore, sperando di poter creare una nuova Pantera Nera che possa difendere il regno, ma lei rifiuta, convinta che sia ormai un mito del passato, morto insieme al fratello T’Challa. Intanto la CIA mette a punto una nuova macchina per rilevare vibrano e trova, erroneamente, quello che crede sia un deposito sottomarino. La squadra di ricerca viene però attaccata e uccisa da Namor, re di un popolo dalla pelle blu, che riesce a respirare in acqua. La CIA crede che l’agguato sia opera del Wakanda, ma scopriremo che non è così: Namor si reca da Ramonda e Shuri per chiedere la consegna dello scienziato che ha creato il rilevatore: in caso contrario attaccherà e distruggerà il regno.

Black Panther: Wakanda Forever preserva lo spirito del film originale: è una storia di alleanze, di popoli in rivolta, è la storia di un regno (quello di Wakanda) che deve lasciarsi alle spalle un passato doloroso e provare a guardare al futuro con fiducia. Se nel primo capitolo era Boseman/Pantera Nera a guidare la sua gente, questa volta starà alle donne di cui si è sempre fidato raccogliere la sua eredità: Shuri, Ramonda, Okoye, Nakia. Il nuovo Black Panther, infatti, è un film tutto al femminile. 

La giovane Letitia Wright/Shuri è la vera protagonista di Wakanda Forever: questa è prima di tutto la storia del suo dolore e delle sfide che deve affrontare per riuscire a superarlo. La Wright, già vista nel primo capitolo della saga (nonché nella serie Black Mirror e in Avengers: Endgame) si dimostra all’altezza del ruolo e la sua sofferenza è credibile, forse perché si mescola a quella reale per la perdita del collega. Questo, infatti, è un po’ lo spirito con cui il cast sembra aver affrontato il film, che piange Chadwick Boseman senza riserve, ma punta a dare un futuro al suo personaggio, tanto originale quanto importante per il futuro di Marvel. La Wright è circondata da altrettante attrici di prima grandezza (Angela Bassett, Lupita Nyong’o, Danai Gurira) e oltre al cast, il punto di forza di Black Panther resta l’ambientazione, che mescola le classiche scenografie urbane da supereroi con atmosfere che ricordano Avatar. 

Black Panther: Wakanda Forever ha debuttato nelle sale italiane il 9 Novembre 2022, distribuito da Walt Disney Pictures.

(L-R): Danai Gurira as Okoye and Angela Bassett as Ramonda in Marvel Studios’ BLACK PANTHER: WAKANDA FOREVER. Photo by Eli Adé. © 2022 MARVEL.

Lucia Gerbino

Giornalista specializzata in Musica, Cinema e Serie TV

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