La recensione di Omicidio nel West End, il nuovo film che prende spunto da un romanzo di Agatha Christie

Agatha Christie non passa mai di moda: è un’autrice che godrà sempre di fortuna anche nel mondo del cinema, come dimostrato dai tanti adattamenti per il grande schermo, tra cui quelli di Kenneth Branagh, che negli ultimi anni hanno riscosso il gradimento del pubblico. Rimanendo fedele a questa direzione, il giovane regista Tom George decide di cimentarsi in un’operazione diversa: omaggiare la scrittrice con un film che è a metà strada tra teatro e cinema, che racconta di un giallo nel giallo. 

Omicidio nel West End è il suo primo lungometraggio, dopo le serie This Country (Premiata ai BAFTA) e il legal comedy-drama Defending The Guilty, trasmesso su BBC. Sam Rockwell, Saoirse Ronan, Adrien Brody e David Oyelowo sono solo alcuni degli illustri protagonisti che fanno parte del cast.

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La storia è ambientata nei primi anni ’50, a Londra: Trappola per Topi di Agatha Christie festeggia la replica numero 100 a teatro e il regista americano Leo Köpernick tenta di convincere il produttore John Woolf a fargli dirigere un adattamento cinematografico. Le sue idee anticonformiste, però, si scontrano con quelle dello sceneggiatore dell’opera teatrale Mervin Cocker-Norris e la sua richiesta sembra andare per le lunghe. Durante la festa post spettacolo, Köpernick riesce persino a fare a botte con l’attore protagonista, Richard Attenborough ed è costretto a defilarsi. Köpernick verrà ritrovato in tarda notte, senza vita, sul palco del teatro tra gli sguardi sconvolti dai membri del cast che, come nella migliore tradizione di Agatha Christie, diventano potenziali testimoni, vittime e assassini. A risolvere il caso, ci penserà l’Ispettore Stoppard affiancato dall’Agente Stalker, di guardia a teatro la notte dell’omicidio.

Omicidio nel West End mescola realtà e fiction, almeno per quanto riguarda la sua storia teatrale: nel 1953, Trappola per Topi era davvero in cartellone nel West End e a interpretare per primo il protagonista, il Detective Trotter, fu proprio l’attore Richard Attenborough (che nel film ha in volto di Harris Dickinson).

Nel film di George, la “realtà” mima l’arte e viceversa, in un continuo passaggio tra le due. E se i protagonisti della pièce sfondano la “quarta parete” dialogando con il pubblico a teatro, i protagonisti di Omicidio del West End faranno la stessa cosa nella parte finale del film, rivolgendosi al pubblico in sale.

Il film è piacevole, ma corre sul filo di un’ironia non sempre efficace. Nonostante le ottime performance degli attori, manca di mordente in alcune parti e scorre più lento dei suoi 98 minuti di durata. I suoi punti di forza sono la regia, la scenografia e qualche omaggio da ricordare, come la scena onirica del bar, chiaramente ispirata a Shining di Stanley Kubrick. 

Dopo il recente debutto nel Regno Unito e in America, Omicidio nel West End e arriva nei cinema italiani il 29 Settembre, per Searchlight Pictures.

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Lucia Gerbino

Giornalista specializzata in Musica, Cinema e Serie TV

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