Maverick torna in azione: la recensione del nuovo Top Gun

Raccontare alle nuove generazioni cosa è stato Top Gun per i nati tra gli anni ’70 e ’80, non è impresa facile. Il film del 1986 di Tony Scott, che immagina la vita degli allievi della United States Navy Fighter Weapon School, la scuola di combattimento per piloti della Marina Militare Statunitense, creò un entusiasmo impensabile all’epoca: oltre a lanciare diverse mode (dai giubbotti bomber agli occhiali Aviator di Ray Ban), nell’anno dell’uscita, vennero installati degli uffici mobili di reclutamento fuori dai cinema americani, che fecero registrare alla Marina Militare il più elevato numero di matricole dalla Seconda Guerra Mondiale dopo l’attacco a Pearl Harbor.

Fu il film che fece venire voglia di uniforme agli allergici, quello che consacrò Tom Cruise come star di Hollywood, quello che ancora oggi viene ricordato per l’indimenticabile colonna sonora di Harold Faltermeyer e per la ballad scritta da Giorgio Moroder e Tom Whitlock per i Berlin, Take My Breath Away, che vinse l’Oscar.

Un sequel che arriva 36 anni dopo l’originale, e a 10 anni dalla morte di Tony Scott, era ed è tuttora impensabile, eppure eccolo: a cimentarsi nell’impresa, il regista americano Joseph Kosinski che, in qualche modo, aveva dimostrato di maneggiare bene la materia degli “eroi americani” con Fire Squad – Incubo di Fuoco (2017). Torna con parte del cast originale, Tom Cruise e Val Kilmer, e alcune new entry degne di nota come Miles Teller, Ed Harris, Jennifer Connelly e Jon Hamm.

Top Gun: Maverick è stato girato tra il 2018 e il 2019 e, dopo diversi slittamenti dovuti alla pandemia, arriverà nei cinema italiani il 25 Maggio 2022, distribuito da Paramount Pictures.

Il film è ambientato 34 anni dopo gli eventi del primo film: Pete “Maverick” Mitchell è diventato Capitano di Vascello e, forse scontando la nota sua insofferenza alle regole, senza eclatanti avanzamenti di carriera. Nel frattempo, la tecnologia ha fatto i suoi progressi e la United States Navy Fighter Weapon School si è dotata di aerei di nuova generazione, ma deve comunque fare i conti con le decisioni del Pentagono, che preferisce investire in droni, più veloci e precisi, piuttosto che nella formazione di ulteriori piloti di caccia. Dopo aver dimostrato che conviene scommettere sugli uomini piuttosto che sulle macchine, Maverick viene richiamato in servizio a San Diego dal suo ex rivale e amico Tom “Iceman” Kazansky, ora diventato Ammiraglio: dovrà seguire i nuovi allievi della scuola e formarli in sole 3 settimane per una difficile e rischiosa missione. A complicare le cose, si aggiunge la presenza nella classe del Luogotenente Bradley “Rooster” Bradshaw, figlio di Nick “Goose”, storico compagno di volo di Maverick, morto durante una missione. Maverick non ha mai superato quel trauma e ha respinto diverse volte la candidatura del figlio in Accademia Navale, per proteggerlo e tenere fede a una promessa fatta a sua madre. Il rapporto tra i due non inizierà nel migliore dei modi e anche quello con le nuove leve della scuola andrà costruito giorno per giorno: Maverick non dovrà solo portare a termine la missione con successo, ma insegnare ai ragazzi a fare squadra e riportarli a casa sani e salvi.

Quello che ci si potrebbe aspettare da Top Gun: Maverick è un film molto sentimentale, che gioca soprattutto sulla nostalgia. L’aspetto sentimentale c’è, ma non è l’unico. La trama prende le mosse dal confronto tra vecchio e nuovo, da un passato traumatico e onnipresente e dall’occasione di superarlo che viene offerta a Maverick con il suo nuovo ruolo da insegnante. C’è il ritorno di un amore dal suo passato recente; c’è Iceman, ex rivale che, invecchiato e malato, è diventato un uomo saggio che sa indirizzare il vecchio amico verso le giuste scelte da fare. A rendere ancora più commovente il rapporto tra Maverick e Iceman, è il fatto che Val Kilmer malato lo sia stato davvero: dopo aver negato, nel 2020 l’attore ha raccontato del tumore alla gola che lo ha colpito e di essere riuscito a guarire. A causa degli interventi e di due tracheotomie, non è mai riuscito a recuperare la voce, che in tempi recenti è stata ricreata grazie all’Intelligenza Artificiale e al materiale d’archivio.

La colonna sonora è affidata a tre nomi di prima grandezza: lo stesso Harold Faltermeyer, Hans Zimmer e Lady Gaga. È lei che ha dovuto tirar fuori una nuova canzoneper il film. Lo ha fatto con Hold My Hand, una power ballad epica: se non dovesse piacervi al primo ascolto, aspettate di sentire in che modo Hans Zimmer ha inserito la melodia nella colonna sonora. Nel film troverete i vecchi temi di Faltermeyer (ai quali siamo tutti affezionati), un pizzico Kenny Loggins e le novità portate da Hans Zimmer e Lady Gaga: in tutta la musica c’è una favolosa continuità che sostiene le immagini.

Top Gun: Maverick è un tuffo al cuore e molto altro: tensione, azione, comicità, emozioni. Sono 131 minuti che volano veloci, come gli aerei dei protagonisti.

La regia è all’altezza dell’importanza del film: Kosinski dedica il suo sequel a Tony Scott che, sicuramente, lo avrebbe elogiato.

Lucia Gerbino

Giornalista specializzata in Musica, Cinema e Serie TV

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