La nostra recensione di West Side Story, il nuovo film di Steven Spielberg

Nel 2012 uscirono due film premiati agli Oscar: Les Misérables di Tom Hooper e Lincoln di Steven Spielberg. Due film diversi, il primo un musical di stampo letterario, il secondo sempre tratto da un libro, ma con una ricostruzione più storica. Ricordo di averli visti e di aver pensato che fossero entrambi delle occasioni mancate per i registi: il romanzo di Victor Hugo avrebbe meritato un film più canonico, mentre il libro di Doris Kearns Goodwin sarebbe stato meno noioso dentro un musical.

Non so se Spielberg abbia ascoltato o meno le mie preghiere, fatto sta che a 10 anni da Lincoln torna al cinema rimettendo le mani su una pietra miliare: West Side Story. Non un film qualunque, ma quello che mise in difficoltà persino Robert Wise e Jerome Robbins, che nel 1961 portarono sul grande schermo un musical che vantava 4 anni di successi e repliche a Broadway. Nonostante ciò, fecero un ottimo lavoro visto che a 60 anni di distanza molti di noi ricordano musiche e brani di Leonard Bernstein e Stephen Sondheim. 

Spielberg rischia, ma lo fa consapevole che esiste un pubblico più giovane da soddisfare e che, salvo rari casi, non andrà mai a rivedersi quel film. West Side Story arriverà nelle sale italiane il prossimo 23 Dicembre.

Per chi non la conoscesse, raccontiamo la storia: siamo nella New York degli anni ’50, i bassifondi del West Side di Manhattan devono essere rasi al suolo per essere trasformati in zone di prestigio. C’è un quartiere conteso da due gang rivali: i Jets, immigrati europei di seconda generazione capitanati da Riff, e gli Sharks, dei giovani immigrati portoricani guidati da Bernardo. Non c’è modo di pacificare i gruppi, al punto che i due capibanda colgono ogni occasione per scatenare una rissa, incluso il ballo di quartiere che si terrà di lì a poco. È proprio in questa occasione che s’incontrano Tony e Maria: lui è il miglior amico di Riff, ex detenuto che ha ricominciato una nuova vita; lei è la sorella diciottenne di Bernardo. Si piacciono, non vogliono essere coinvolti in risse e pregiudizi razziali, vogliono solo stare insieme. I Jets e gli Sharks, però non gli renderanno la vita facile: Riff vuole che il suo amico allontani la ragazza e torni a battersi per il controllo del quartiere; Bernardo odia Tony senza neanche conoscerlo e vuole che la sorella frequenti solo portoricani. 

Sono passati tanti anni, eppure, i temi West Side Story sono ancora attualissimi: la ghettizzazione, la voglia di riscatto sociale, la speranza di chi vuole vivere il “sogno americano” e la rassegnazione di chi è già ripiegato su se stesso, ancor prima che la vita inizi davvero. Spielberg preserva lo spirito di questa storia potentissima che parla di stranieri in terra straniera, di ragazzi che si sentono diversi tra loro, ma che vivono nella stessa povertà. Poi ci sono Tony e Maria, con il loro amore assoluto, che sperano di poter salvare i loro amici, il mondo intero e ci provano, con tutta la forza dei loro 20 anni. 

Visivamente, Spielberg dà al film un sapore da film d’epoca ma mai in maniera costante: dalle scenografie a costumi, alterna colori tenui e accesi; con le luci si regola di conseguenza; quasi a volerci ricordare che siamo nel 2021, nel caso lo avessimo dimenticato.

Ricordiamo anche che questa è una storia raccontata a tempo di musica, sempre quella di Bernstein, questa volta adattata e riarrangiata magistralmente da David Newman: è grazie a lui che il West Side Story di Spielberg omaggia l’originale senza offenderlo, riporta alle orecchie le stesse canzoni senza ricalcarle. Il cast corale, guidato da Ansel Elgort e Rachel Zegler (nei panni di Tony e Maria), fa un lavoro straordinario. C’è anche una bravissima Arianna DeBose nel ruolo di Anita che, nel 1961, valse l’Oscar a Rita Moreno: anche lei è nel nuovo West Side Story, nei panni di un altro personaggio.

Spielberg porta a termine la resurrezione di un classico, in una delle rarissime volte in cui un cineasta riesce in una tale impresa.

Lucia Gerbino

Giornalista specializzata in Musica, Cinema e Serie TV

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