Encanto: la recensione del nuovo film Disney

Se avete più di 30 anni e la vita ha deluso qualche vostra aspettativa, vi sarete ritrovati almeno una volta a dire: “Non è colpa mia, sono cresciuto con i film Disney.” Ebbene, che queste voci siano o meno arrivate ai vertici, fatto sta che, da qualche tempo, Disney racconta sempre di più un mondo vicino al nostro e non sempre idilliaco.

Encanto, al cinema dal 24 Novembre, è un film d’animazione il cui trailer, iper-colorato e pieno di musica, potrebbe trarre in inganno e dissuadere gli adulti dall’andare a vederlo. Invece bisogna proprio, con o senza prole al seguito. 

Diretto da Byron Howard e Jared Bush (Zootopia), Encanto racconta di una numerosa famiglia colombiana, i Madrigal, baciata da un incantesimo: la matriarca della famiglia, l’anziana Alma, ha perso la casa e il marito in gioventù e, durante la fuga verso una nuova vita con i suoi tre bambini, una magica candela ha donato un potere diverso a tutti i discendenti della sua stirpe. Tutti, tranne sua nipote Mirabel. 

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La ragazza vive in una casa altrettanto magica, abitata da una famiglia parecchio disfunzionale, in cui viene considerata una buona a nulla. Mirabel ha una sorella dalla forza sovraumana, un’altra in grado di creare splendide composizioni con i fiori, una zia che controlla il meteo e tanti (troppi) parenti capaci di cose straordinarie. Che Mirabel non abbia nessun potere è cosa nota a tutti gli abitanti della sua città al punto che, non solo la guardano con diffidenza, ma partecipano abitualmente alla “cerimonia del talento” di ogni nuovo membro della famiglia Madrigal, che avviene durante l’infanzia.

Mirabel è un pò lo zimbello di tutti, quelle stesse persone che vorrebbe aiutare con la sua  gentilezza, la buona volontà e la forza d’animo, talenti che nessuno, però, sembra vedere eccetto i suoi genitori: la mamma Julieta (che guarisce le persone con il cibo) e il suo papà sono gli unici che cercano di proteggerla da questa velata esclusione sociale e dalla spigolosa nonna, che sembra non perdonare a Mirabel il fatto di non avere poteri. Durante la festa per il “talento” di Antonio, cuginetto della protagonista, la fiamma della candela si fa più tenue e Mirabel ha una visione della casa piena di crepe. Quando lo racconta, nessuno le crede. Presto scoprirà di far parte anche lei di una visione del passato: quella dello Zio Bruno, sparito nel nulla anni prima e il cui potere di predire il futuro non era gradito in famiglia. Dov’è finito lo zio Bruno? E, soprattutto, che ruolo ha Mirabel nella sua visione?

 

Perché vedere Encanto: l’elogio della normalità 

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Encanto è un elogio della normalità e la situazione di Mirabel ha ben poco di surreale: quante volte si spronano figli e nipoti in modo sbagliato? Quante volte si tenta di indirizzarli verso qualcosa che non gli appartiene, magari per riparare a qualche rimpianto personale? In Encanto la protagonista è una ragazza che che si sente in difetto per colpe che non ha e che cerca di fare scudo alle sue fragilità con il suo carattere solare. Tuttavia i diversivi non possono durare a lungo e un pericolo reale richiede una soluzione altrettanto concreta. Inoltre, Mirabel capisce che anche i talenti/poteri dei quali sono dotati i vari membri della famiglia, sono contemporaneamente responsabilità e fardelli, che spesso non gli consentono di essere completamente se stessi. Scena dopo scena, diventerà chiaro che il “marcio” che c’è nei Madrigal non ha niente a che vedere con la magia, ma con una mancanza di comunicazione e Mirabel cercherà di salvare la famiglia con la sua normalità, tirando fuori il meglio dalle persone senza l’aiuto della magia. 

Encanto è un film di cui avevamo bisogno tanti anni fa, ma è arrivato adesso. È da vedere perché permetterà ai bambini di oggi di essere adulti più preparati alla vita e a noi altri di accettarci per quello che siamo: esseri umani, unici e imperfetti.

 

Lucia Gerbino

Giornalista specializzata in Musica, Cinema e Serie TV

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