La nostra recensione di “Venom – La Furia di Carnage”

Da fruitrice media dell’universo cinematografico Marvel, il primo Venom è uno di quei film che non mi ha convinto per niente: pur trovando divertente l’idea del “protettore letale” e del protagonista, Eddie Brock, costretto a una convivenza forzata con un alieno nel proprio corpo, ho come avuto l’impressione che Ruben Fleischer, il regista che ha diretto il film omonimo del 2018, volesse dare al personaggio una patina di serietà in stile Avengers che proprio non gli appartiene. Il risultato finale mi è sembrato paradossale, se non addirittura ridicolo.

Per questo motivo non avevo grandi aspettative sul seguito, nonostante la bravura di Tom Hardy e di un cast di attori di prima grandezza: Woody Harrelson, Michelle Williams e Naomie Harris. Chi ha avuto un’esperienza simile avrà di che ricredersi guardando il sequel di Andy Serkis: Venom – La Furia di Carnage arriva nelle sale italiane il 14 Ottobre 2021 e il regista inglese sembra aver riportato l’ago della bilancia sullo zero, ricordando al pubblico che Venom è pur sempre una creatura fantastica e che, viste le sue origini e la sua fisicità non può prendersi troppo sul serio.

In Venom – La Furia di Carnage vediamo finalmente un alieno sboccato e divertente dare del filo da torcere al giornalista, da tempo caduto nel dimenticatoio. Per sopravvivere, il simbionte ha bisogno di fenetilammina, una sostanza prodotta dal cervello umano ma, nel tempo, Brock è riuscito a dare delle regole a Venom per evitare che si nutra di persone: appurato che la sostanza è contenuta anche nel cioccolato e nel pollo, il giornalista procura quotidianamente a Venom galline ed M&M’s. Nonostante ciò, l’equilibrio tra i due è quantomai precario. 

Nel sequel, il detective Patrick Mullingan chiede aiuto a Brock per venire a capo di un caso irrisolto: una serie di omicidi compiuti da Cletus Kasady, serial killer in carcere che si rifiuta di parlare con chiunque e che non ha mai rivelato il luogo di sepoltura delle sue vittime. Kasady, conscio della sensibilità di Brock e della sua costante caccia agli scoop, chiederà di vederlo per rivelargli i suoi più intimi segreti. Il giornalista, però, troverà i corpi grazie ai soli poteri del simbionte alieno, condannando Kasady al Braccio della Morte. Kasady, che aveva perso i contatti con la sua amata Frances Barrison, una ragazza conosciuta 25 anni prima in un istituto di correzione, vede così sfumare la sua ultima possibilità di rifarsi una vita. L’assassino sfogherà la sua furia su Brock durante un secondo incontro in carcere: aggredendolo, attraverso le sbarre, entrerà in contatto con il sangue di Venom, acquisendone i poteri e utilizzandoli per i suoi oscuri scopi. 

Venom – La Furia di Carnage è un sequel più dignitoso del suo predecessore, soprattutto se si tengono in considerazione diversi elementi: che il protagonista è enigmatico e complesso già di suo, che il personaggio, dai fumetti al grande schermo, è stato stravolto non poco e che, in un action movie che vive di scontri fisici tra alieni, spingere sulla CGI è una necessità. Da spettatrice, ho trovato spassosi i battibecchi tra Brock e Venom e meno le loro digressioni nel sentimentalismo. Colpa della sceneggiatura, forse. Alieni a parte, però, è più credibile la discesa agli inferi di Kasady, il cui passato Harrelson racconta con lo sguardo, prima ancora che con le parole. 

Nel complesso, Venom – La Furia di Carnage è un film godibile e senza troppe pretese. Da guardare fino ai titoli di coda perché, anche questa volta, Marvel ci svelerà qualcosa sul futuro di questo personaggio. 

 

Lucia Gerbino

Giornalista specializzata in Musica, Cinema e Serie TV

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