Recensione di “Roma, non basta una vita” di Silvio Negro

All’interno del nostro blog si parlerà anche di cultura. Ecco perché abbiamo chiesto ai nostri lettori di raccontare i libri che hanno amato di più. Tra questi Daniele ci segnala “Roma, non basta una vita” di Silvio Negro.

Per conoscere i segreti della Roma antica e della Roma degli ultimi secoli non è necessario traversare a piedi la città eterna (peraltro consigliato). La lettura di “Roma, non basta una vita” colmerà molte lacune. Il libro, pubblicato nel 1962 e giunto alla terza edizione. Ma “chi ha rivelato Roma ai romani è stato un non romano, un veneto, Silvio Negro, capo della redazione romana del Corriere della Sera e vaticanista di fama europea”, scrive Stefano Malatesta nell’introduzione all’ultima edizione. Negro non era romano, ma amante di Roma, sì. E gli articoli che, postumi, sono stati raccolti nel libro sono un centinaio ma non esaurisco la montagna di articoli pubblicati sul Corrierone dal 1933 al 1959. Un’opera omnia che mette a nudo il buono ed il cattivo, l’antico ed il più recente dei tesori della Capitale.

Negro mostra di conoscere fino in fondo la città che l’ha adottato. Racconta le vestigia dell’antichità ma anche i tempi più recenti e tutto quello che c’è in mezzo, come il susseguirsi dei tempi ed il cambiare dei padroni l’ha modificata. E Roma cambia, ed è sempre cambiata, come invocano i modernisti che vorrebbero sempre nuovi quartieri, sempre nuove strade, sempre nuove metropolitane. Certo, hanno ragione, perché l’esigenza di renderla vivibile ai milioni di “indigeni”, agli abitanti neofiti ed ai turisti che arrivano da tutto il mondo per vedere l’Urbe.

Ma i millenni non trascorrono invano, e nel susseguirsi degli anni si sono accumulati tanti tesori che neppure gli amanti più appassionati conoscono adeguatamente. Negro li racconta e racconta l’atmosfera che comunicano. Così come racconta anche le tante città perdute dell’Agro, una ragnatela scomparsa fatta di località come Ninfa, Galeria, Veio, Altilia, Falleri, Fossanova, Mondragone… 

Ma anche nelle stradine del centro abbondano le sorprese. Negro, ne cita tante, tra queste l’arrampicata elicoidale dentro la Colonna Traiana, o la gita speleologica nel Vittoriano, dove “si ha l’impressione di salire nell’interno di una montagna che non finisce mai”, o ancora la sala dove il 13 marzo 1896 i fratelli Lumière presentarono il primo film a un pubblico romano.

Sorprese che Negro riesce a ripescare anche nel passato: il Tevere che dopo secoli restituisce palafitte, statue colossali romane, palle di cannone papali, emblemi del ’48; così come c’è anche un atlante segreto dell’Urbe.

Ma quello che Negro tiene sopra ogni cosa a trasmettere ai lettori del Corriere è soprattutto il clima che, aggirandoti per i vicoli del centro, ti fa sentire a casa, protetto come sei dalle centinaia di Madonnine che dai muri delle case sembrano vegliare sui passanti. Una visione materna e protettrice dell’Urbe che spesso tradisce se stessa, ma un’atmosfera che si offre anche i cittadini di oggi.

Una ricchezza tra antico e presente che merita il titolo del libro, davvero non basta una vita, ma qualche consapevolezza in più queste pagine ce la danno.

Recensione a cura di Daniele Nardi

 

 

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